Ictus


PREVENZIONE DELL'ICTUS E PATOLOGIA DELLA CAROTIDE

L’ictus ischemico (mancanza di vascolarizzazione in un settore di cervello) rappresenta la prima causa di invalidità nei paesi industrializzati e colpisce entrambi i sessi di solito dopo la V decade di vita.
I suoi effetti sono devastanti e a seconda della gravità può determinare la morte, la paralisi di un segmento corporeo e altri gravi menomazioni.
Nei due terzi dei casi la causa dell’ictus è rappresentata dalla stenosi (restringimento) della biforcazione carotidea determinata dalla presenza di una placca aterosclerotica. Il meccanismo è duplice: mediante embolizzazione di materiale trombotico o di pappa aterosclerotica proveniente dalla placca (placca vulnerabile) o per trombosi acuta (chiusura completa) della carotide interna.
L’ictus compare spesso in pieno benessere, ma può preannunciarsi con una serie di segni molto importanti (TIA o attacco ischemico transitorio) la cui corretta valutazione può evitare al paziente guai peggiori. Infine una stenosi carotidea anche importante può essere del tutto asintomatica e in questo caso un opportuno trattamento impedisce la progressione della malattia, e previene l’ictus.
La diagnosi, in presenza o meno di una sintomatologia neurologica, viene effettuata con ecocolordoppler , AngioRMN e AngioTAC dei tronchi sopraortici.
Accanto al trattamento conservativo che si avvale di farmaci antiaggreganti (aspirina e simili), abolizione del fumo e controllo dei fattori di rischio vascolare (diabete, ipertensione, obesità, ipercolesterolemia, sedentarietà) da più di mezzo secolo si è imposto il trattamento chirurgico. Questo consiste nell’asportazione della placca aterosclerotica delle biforcazione carotidea e alla sua ricostruzione diretta: tale intervento può essere eseguito in anestesia locale o generale, è rapido e, in mani esperte, sicuro, confortato da ottimi risultati anche a grande distanza di tempo.
La disostruzione o endoarteriectomia carotidea rappresenta il miglior trattamento possibile per tale patologia ad oggi come è stato provato da numerosi TRIALS internazionali (GOLD STANDARD).
In situazioni particolari, quando i pazienti sono compromessi da punto di vista generale o la lesione è di difficile aggressione chirurgica, il trattamento può essere eseguito per via endovascolare percutanea. Attraverso una puntura all’inguine si guida attraverso l’arteria femorale un catetere fino in prossimità della lesione carotidea sotto controllo Rx scopico e si rilascia uno stent metallico che comprime la placca contro la parete.
Anche questa metodica è sicura, poco invasiva e presenta buoni risultati, ma manca ancora di una sicura certificazione a distanza.

La scelta della tecnica rappresenta un momento molto importante e deve essere fatta da uno specialista in grado di offrire entrambe le tecniche dando la preferenza alla chirurgia e riservando il trattamento endovascolare a casi selezionati e in particolari situazioni.

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